Schermi d'amore 2008
Opera acuta e coraggiosa, Il y a longtemps que je t'aime, il film di Philippe Claudel con cui abbiamo deciso di inaugurare questa edizione di Schermi d'Amore, contiene, già a partire dal titolo, due elementi che ci sono sembrati emblematici del nostro Festival. Il primo è il tempo, lo scorrere del tempo che passa, mentre il secondo, irrinunciabile, l'amore.
Un tempo lungo, appunto, quello di questi dodici anni passati insieme a raccontare l'amore attraverso le forme più disparate, che, oggi, possiamo anche rileggere come un unico percorso articolato nel tempo.
Quest'anno abbiamo voluto esplicarlo attraverso le chiavi della simmetria e della commistione. Il mélo, del resto, è un genere duttile, che si presta all'incontro con altri generi, perché può esserci un po' d'amore dentro a ciascuna storia, dal torbido The Walker dell'acclamato (eppure ignorato) Schrader allo spaventoso Epitaph degli emergenti fratelli Jung. I veterani si confrontano con gli emergenti anche nella sezione Panorama, dove a fianco del classico Don Giovanni di Joseph Losey troviamo l'innovativo Om Shanti Om di Farah Khan, a sua volta esemplare di cross-over tra il musical tradizionale bollywoodiano e il mélo fantastico alla Ghost.
E ancora gli allievi di fronte ai maestri nelle due grandi retrospettive dedicate a George Cukor e François Ozon, dove, se non si può parlare propriamente di rapporto filiare, è altrettanto evidente un rapporto di continuità nella predilezione di entrambi a celebrare l'universo femminile. Basti pensare alla coppia Donne/Otto donne e un mistero, per rendersene conto. Si spiega allora così perché manchi all'appello la tradizionale sezione “Occhi di Donna”, dal momento che lo spirito di questo omaggio, presente nelle precedenti edizioni, si può dire attraversi l'intero programma di quest'anno, dal primo titolo, citato in apertura, all'ultimo presente in cartellone, che allude a una nuova simmetria, quella tra le sorelle amiche di Claudel e le sorelle rivali de The Other Boleyn Girl di Justin Chadwick.
Paolo Romano
Direttore artistico
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